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Obesità telematica

di Michele Diodati, 20 Gennaio 2003

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L'articolo proviene da Diodati.org ed è stato riprodotto per gentile concessione dell'autore (redatto nel Giugno 2001).


L'obesità è un fenomeno che caratterizza in modo sempre più preoccupante le opulente società occidentali. Non c'è filmato che ci giunga dagli Stati Uniti che non mostri giganteschi poliziotti, faticosamente all'opera contro il crimine, inguainati in divise che minacciano di esplodere da un momento all'altro. Ormai tutti i telegiornali non fanno che ricordarci la necessità di controllare attentamente il peso e l'alimentazione. È un continuo appello alle diete, allo sport, alla necessità di salvaguardare la salute.

Tutto giustissimo. Ma chi l'avrebbe detto che può esistere anche una forma di obesità telematica? E del resto come potremmo definire - se non obesa - una home page che impiega per essere caricata completamente, su un modem da 28.8 Kbs, un tempo circa 12 volte superiore alla soglia media d'irritabilità dell'utente?

La home page in questione è quella della Gazzetta dello Sport e il suo "peso" - riportato in questa tabella (dati rilevati il 03 Giugno 2001), insieme con i pesi di altri importanti portali orizzontali e verticali - è stato calcolato sommando ai Kb del file HTML i Kb di tutti gli altri file richiamati dal codice in esso contenuto:file grafici (GIF, JPG), fogli di stile (CSS), Javascript (JS), animazioni Flash (SWF), oggetti pubblicitari (in genere file HTML, inseriti tramite l'elemento IFRAME, che richiamano banner grafici da altri siti collegati).

Sono considerati solo ed esclusivamente i file che servono a formare il contenuto della home page: non è perciò compresa nel calcolo alcuna pagina esterna, che sia richiamata da link ipertestuali presenti nella home.

Il tempo di caricamento della pagina è poi calcolato suddividendo il peso totale per la velocità del modem di riferimento (28.800 Kb/s equivalgono a 3600 byte al secondo, posto a fini pratici un rapporto 1/1 tra baud e bit) e aggiungendo infine mezzo secondo per ogni altro file collegato. Questo mezzo secondo per file rappresenta il tempo medio di risposta di un server HTTP ed è il valore adoperato anche da strumenti software appositamente dedicati alla valutazione dell'accessibilità, quali Bobby 3.2 della Cast. Tra l'altro, mezzo secondo è un valore ottimistico, considerando che questo tempo può dilatarsi di molto nelle ore di punta o quando la risorsa richiamata non è sul server a cui appartiene la pagina visualizzata, come è spesso il caso dei banner pubblicitari.

La prima obiezione che si potrebbe fare adesso è: perché prendere come riferimento la velocità di un modem da 28.8 Kbs, visto che la maggioranza degli utenti adopera - o dovrebbe adoperare - modem da 56.6? Perché? Beh, per una forma di democrazia, innanzitutto! Chi l'ha detto che proprio gli utenti meno dotati in termini di attrezzature debbano essere i più discriminati? Esistono molte più persone di quante normalmente gli sviluppatori di siti suppongano, che si collegano ad Internet attraverso computer obsoleti, modem lenti, sistemi di navigazione particolari, quali ad esempio quelli progettati per fronteggiare specifiche disabilità.

Insomma, la domanda che andrebbe rivolta agli sviluppatori - non solo del sito della Gazzetta, naturalmente, ma di molti altri siti con analoghe caratteristiche - è: perché allestire una home page che richiede, ad un utente che possiede un modem non proprio recentissimo, due minuti buoni di attesa perché il caricamento della pagina sia completato?

Seconda possibile obiezione: chi l'ha detto che dieci secondi sono il tempo limite oltre il quale il navigatore in attesa perde attenzione, concentrazione, interesse e comincia ad irritarsi? Esistono vari studi in materia. Per chi fosse interessato al problema, un punto di partenza potrebbe essere un breve articolo di Jakob Nielsen, guru internazionalmente riconosciuto della filosofia dell'usabilità, disponbile on line ad http://www.useit.com/alertbox/sizelimits.html. Ma in realtà il lettore interessato si aspetterebbe di poter visualizzare la pagina richiamata più o meno da subito, attendendo non più di un secondo in tutto. Il che, visti i dati della tabella, è oggi come oggi pura utopia....

Le lunghe attese, del resto, sono solo una parte del problema. La gara tra gli sviluppatori, a chi rende sempre più dinamica e ricca di funzioni la propria home page, sta portando ad una proliferazione di soluzioni ben poco accessibili, che richiedono, da un lato, la creazione di un codice molto complesso, comprendente funzioni ad hoc per ciascuno dei principali browser (con relativo appesantimento delle pagine), dall'altro utenti sempre aggiornati, immediatamente pronti a scaricare l'ultima versione in linea di browser e plug-in.

E chi non ha il tempo, le conoscenze o la possibilità di aggiornarsi? Peggio per lui. Si va dagli errori javascript più comuni, che capitano anche a chi usa browser di ultima generazione (vedi immagine qui sotto), all'impossibilità completa di caricare la pagina per chi usa browser di vecchia generazione: sfido chiunque, ad esempio, a visualizzare in modo comprensibile la home page della Gazzetta dello Sport o di TGCom con NCSA Mosaic 3.0.

Errore

Come se non bastasse l'ingolfamento di link, immagini e menu sulla home page, molti siti - non sapendo più dove posizionare gli annunci - fanno comparire dei contenuti satellite in apposite finestre "volanti", che si aprono durante il caricamento della home nella finestra principale del browser, sovrapponendosi ad essa sullo schermo (vedi immagine sotto, tratta da "Il Nuovo"). Tale soluzione, però, non solo risulta fastidiosissima per molti utenti normodotati - so di persone che mettono nella propria lista nera tutti i siti che aprono in modo automatico le cosiddette finestre pop-up -, ma è sconsigliabile proprio in termini di accessibilità: vi sono infatti browser per ciechi che non sono in grado di comunicare all'utente il fatto che vi è sullo schermo una nuova finestra, il cui contenuto è associato al contenuto della finestra principale. Perché gli sviluppatori non tengono conto di ciò?

Pop-up

Inutile continuare con gli esempi. Si tratta di una filosofia generale, di cui Internet è solo una parte, una delle tante manifestazioni. Si cerca l'effetto speciale, il di più, l'extra, la somma delle stimolazioni, e in questa ricerca spasmodica si perde di vista la facilità di reperimento dei contenuti, la chiarezza dei testi, l'eleganza formale e, soprattutto, il diritto di tutti ad usufruire delle informazioni veicolate via Internet. Nella tabella riportata, due motori di ricerca - Yahoo e Virgilio - sembrano, tra tutti i siti esaminati, i più vicini ad una filosofia che tenga veramente conto della facilità d'uso e del diritto democratico a fruire dell'informazione. Ci auguriamo che altri portali importanti decidano di rifarsi all'esempio di Yahoo e di Virgilio: cioè che non sempre il troppo è meglio e che spesso l'effetto speciale ha di speciale soprattutto la frustrazione di chi non riesce a trovare rapidamente le informazioni che sta cercando.

Mi chiedo: è davvero necessario costringere un appassionato di calcio ad acquistare un Pentium IV, una scheda video AGP, ad installare l'ultimo browser e l'ultimo plug-in, a scaricare almeno due megabyte di testo e di immagini, a navigare 18 minuti, prima di arrivare finalmente all'informazione tanto agognata: A CHE ORA COMINCIA STASERA LA PARTITA DELL’ITALIAAAAAAA?????????

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